Il primo giorno della seconda terzina ricorreva per il gnomi la festa più importante di tutto l’anno; si celebrava infatti il loro insediamento nella foresta ombrosa dopo la fuga dalla foresta ventosa in seguito al terribile incendio di quell’estate che tutti ricordavano.
Chi avrebbe potuto dimenticare. In seguito al forte caldo, la foresta era andata in fiamme e a causa del vento incessante da cui prendeva il nome, in poco tempo anche il villaggio degli gnomi era bruciato inghiottito dall’incendio. Gli gnomi non si erano persi d’animo e dopo aver radunato le loro cose si erano messi in marcia alla ricerca di una nuova casa.
Trovata la foresta ombrosa, decisero che questa volta non avrebbero costruito le loro case una vicino all’altra; memori della triste e terribile esperienza alla quale erano sopravvissuti, decisero che il clan doveva distribuirsi in vari punti della foresta. Galileo in particolare aveva perso tutte le sue invenzioni e quindi aveva cercato a lungo la sua nuova casa prestando particolare attenzione al laboratorio che aveva costruito in prossimità delle rocce dietro alla sua enorme quercia. Era stata dura per gli gnomi abituarsi al nuovo stile di vita ma alla fine si erano adattati.
Le celebrazioni per la Greteschepe prevedevano che tutti gli gnomi offrissero dei doni allo spirito della foresta in riconoscenza per l’ospitalità che essa aveva dato loro. Seguiva poi il racconto della fuga ai più piccoli in modo che non si perdesse il ricordo e un pensiero per gli amici che non c’erano più e poi, come accadeva sempre in ogni raduno di gnomi, ognuno presentava qualche invenzione o raccontava delle storie o si esibiva cantando e suonando e tutto continuava fino all’alba del giorno dopo mangiando, bevendo e scherzando.
I doni allo spirito della foresta consistevano di solito in aiuti concreti per gli animali che la abitavano: nidi per gli uccelli, dighe per i castori, noci e ghiande per gli scoiattoli e altre cose del genere. Naturalmente ogni gnomo preparava con cura i suoi doni e iniziava a lavorarci con molti giorni di anticipo.
Anche quell’anno Galileo aveva deciso di raccogliere le noci e naturalmente aveva usato il suo raccoglitore estensibile per fare più in fretta e meglio; rispetto all’ultima volta, aveva apportato delle modifiche e adesso le braccia meccaniche non si inceppavano più tanto facilmente lasciandolo bloccato tra i rami di qualche albero.
Finalmente il gran giorno arrivò. La Greteschepe si teneva nella radura dei salici sulla sponda del lago d’argilla. Il clan amava radunarsi in quel luogo; le fronde dei salici frusciavano continuamente creando un rumore piacevole e rilassante, l’acqua del lago portava frescura e si prestava a scherzi e tuffi una volta che l’acquavite cominciava a fare effetto.
Non è che ci fossero degli gnomi ubriaconi, semplicemente però l’acquavite del vecchio Greg era una bevanda che nessuno si sarebbe sognato di rifiutare e con pochi bicchieri tutto diventava più allegro e colorato. Come diceva il vecchio Greg “l’acquavite è per palati fini che la sanno apprezzare. Lasciamo che siano i nani ad ubriacarsi con le loro botti di vino.”. In realtà l’acquavite non era molto diversa dal vino che Greg disprezzava ma nessuno sarebbe mai riuscito a convincerlo del contrario.
Il vecchio Greg era un tipo solitario e taciturno. Girava sempre con la sua pipa in bocca ed aveva la passione per la distillazione e i liquori. Coltivava personalmente uva e altri tipi di frutta in modo da produrre diverse varietà di bevande tra cui appunto l’acquavite. Tra gli gnomi era una specie di istituzione, sapeva tutto su come coltivare e rendere rigogliose le piante ed era sempre pronto a dare qualche buon consiglio a chi lo interpellava.

Galileo arrivò alla radura che quasi tutti erano già lì. C’era Scintilla che come gli altri anni stava preparando i fuochi d’artificio per allietare la serata e divertire i più piccoli; c’era Manfred con le sue scatole di legno che suonavano caricate da una piccola chiave nascosta; c’era Truciolo con le sue statuette di legno intagliate.
Galileo salutò rapidamente tutti e si diresse verso il capo clan per il saluto ufficiale.
Il grande capo Bango era diventato capo clan quando da giovane aveva salvato la vita ad uno dei vecchi saggi che caduto nel fiume stava per annegare. Bango non aveva esitato un attimo, si era tuffato, lo aveva salvato e per poco non veniva inghiottito lui stesso dalla corrente vorticosa che compariva all’improvviso in quel tratto di fiume. Quel salvataggio aveva fatto si che Bango diventasse capo clan quando se ne presentò l’occasione.
“Salute a te grande capo Bango”.
“Ben arrivato Galileo che notizie porti dal tuo stagno?”.
“Sono riuscito a completare il mio scafandro da immersione e ho iniziato a esplorare il fondo dello stagno.”
“Bene, bene, mi compiaccio, è molto importante conoscere il posto in cui si vive. Sta solo attento a non cacciarti in inutili pericoli.”.
“Certo, non occorre ricordarlo.” disse Galileo mentre ridacchiando ripensava alle fauci di Groc il predatore.
“Adesso va e goditi la Greteschepe.” Con queste parole Bango riprese a mangiare il suo spiedino di frutta.
Galileo si avvicinò a Scintilla e vide che stava facendo esplodere dei mini petardi dai quali apparivano tutti i colori dell’arcobaleno. I bambini erano entusiasti e Scintilla era contento di farli divertire.
Galileo era molto affascinato dagli esperimenti di Scintilla e ogni volta che aveva tempo andava a trovarlo per imparare i segreti di quella polvere scura che lui produceva e che era alla base dei suoi fantastici fuochi d’artificio. In effetti questo era solo un passatempo per lui, il suo vero impegno era legato allo studio di filtri, pozioni e veleni, Scintilla infatti era un alchimista.

Ad un tratto, mentre guardava a bocca aperta delle farfalle colorate che erano comparse dopo lo scoppio di un petardo, Galileo sentì delle urla. A dire il vero le sentirono tutti. Il trambusto proveniva da sotto l’albero dove erano state raccolte le offerte per lo spirito della foresta. Galileo si avvicinò e sentì una delle donne che andava ripetendo “i nidi, i nidi, sono spariti tutti i nidi che avevamo costruito.” Molti dei doni venivano prima portati alla radura per la Greteschepe e solo dopo venivano distribuiti in giro agli animali. Adesso sembrava proprio che i nidi per gli uccelli erano misteriosamente spariti sotto gli occhi di tutti.
“Come faremo” gridava una.
“E un cattivo presagio” diceva un altro.
“Adesso la foresta ci sarà nemica” andava disperandosi un terzo.
Galileo che generalmente tendeva a non vedere drammi almeno fino a prova contraria cominciò a pensare a quello che era successo mentre intorno a lui si scatenava il trambusto generale. “I nidi non possono essere spariti all’improvviso; eravamo tutti qui, quindi ci saremmo accorti se qualcuno lì avesse rubati, e poi per spostarli tutti in una volta sola ci vorrebbe un carretto o una grossa carriola.” Mentre faceva i suoi ragionamenti, Galileo si guardava intorno; vide che alcuni rami di un grosso albero in lontananza si muovevano in maniera innaturale, incuriosito si avvicinò e mano a mano che avanzava sentiva delle grosse risate provenire proprio da quei rami. “Chi è che ride lì sopra? Chi c’è nascosto dietro quei rami?” urlò Galileo.
Dalle fronde dell’albero comparve una faccia piccola e ossuta con il naso appuntito e gli occhi grossi e neri. Galileo non ebbe nessun dubbio, quello era uno spiritello dispettoso. Non ne aveva mai incontrato uno ma quella faccia corrispondeva perfettamente a quelle dei racconti di chi lì aveva visti sul serio.
In generale gli spiritelli non erano pericolosi, erano delle piccole creature che si divertivano a fare scherzi e dispetti ai danni di quelli che, per loro sfortuna, venivano prescelti.
In un attimo lo spiritello scomparve dal ramo e riapparve a terrà davanti a Galileo. “Hi hi hi cosa vuoi sciocco gnomo?” Disse continuando a ridacchiare.
“Scommetto la mia torta più buona che la scomparsa dei nidi è opera tua.”.
“Certo che è opera mia, non vedi com’è divertente? I tuoi amici non sanno più cosa fare hi hi hi. Dove saranno finiti i nidi? Ah ah ah”. lo spiritello rideva proprio di gusto.
“Cosa ci trovi di tanto divertente? Non sai che quei nidi servono come doni per lo spirito della foresta?”.
“Vorrà dire che questa volta riceverà qualche regalo in meno. Ah ah ah oh oh non resisto.”
“per favore restituisci i nido che hai rubato, per noi gnomi è importante.”.
“Hi hi hi magari più tardi. Per adesso voglio divertirmi ancora ah ah ah.”
Galileo capì che se voleva recuperare i nidi avrebbe dovuto giocare d’astuzia.
“E pensare che dentro uno di quei nidi avevo nascosto un grosso tartufo per regalarlo al capo Bango durante la festa.” Cominciò Galileo ricordandosi il racconto di un mercante che era passato dal suo stagno dopo essere stato derubato di tutto il suo carico di preziosi tartufi da 4 spiritelli che sembra ne andassero matti. “era proprio grosso. Il più grosso che avessi mai visto.” continuò, “Pensare che per trasportarlo qui ho dovuto usare una carriola, talmente era grosso e pesante. Tanta fatica per nulla”.
“Carriola? Tartufo?” Puff. Con uno sbuffo di fumo lo spiritello sparì.
Galileo sentì uno “hooo” di stupore seguito da un “ahh” di paura. Erano gli altri gnomi rimasti vicino all’albero. I nidi erano magicamente ricomparsi ma lo spiritello saltava da uno all’altro gridando “Tartufo tartufo”.
Galileo rise tra se e se mentre si avvicinava anche lui. I nidi non si erano mai mossi da li. Probabilmente lo spiritello aveva usato qualche incantesimo di illusione per renderli invisibili e farli sparire.
“Mi hai imbrogliato” gridò lo spiritello puntando il dito verso Galileo. “Non ci sono tartufi qui vero?”
Galileo adesso rideva forte “ah ah ah che bello scherzo ti ho fatto. Non ti diverte?”.
“Per niente.” rispose lo spiritello.
“Questo ti dimostra che anche quelli che tu chiami scherzi non sono sempre così divertenti come pensi.”.
“La prossima volta non mi imbroglierai ancora.”. Con queste parole lo spiritello sparì.
Ci fu qualche secondo di silenzio, poi tutti gli gnomi capirono cosa era successo e guardarono stupefatti Galileo.
“Evviva Galileo” urlò uno.
“Hurrà” risposero tutti e cominciarono a lanciare per aria il loro amico.

Quell’anno la Greteschepe aveva avuto un cambio di programma ma per fortuna grazie a Galileo tutto si era concluso per il meglio. Galileo continuò a ricevere complimenti e ringraziamenti per tutta la serata ma tra se e se pensava “non ho fatto poi niente di così speciale.” ma nel contempo era contento e felice e quella sera i fuochi di Scintilla gli apparvero ancora più belli e luminosi.

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