CAPITOLO OTTAVO

Viaggiare seduti in canoa era molto più comodo e veloce che camminare a piedi scalando montagne innevate e percorrendo buie miniere, tuttavia giunti quasi al tramonto, dopo un intera giornata di viaggio, gli otto compagni decisero di accamparsi per la notte nei pressi di una radura.

Tirate in secca le canoe, ognuno si mise a fare qualcosa: Aragorn e Legolas pensarono ad un riparo per la notte, Gimli e Sam si preoccuparono di andare a cercare qualcosa per la cena, Frodo e Boromir si misero a raccogliere la legna e Merry e Pipino si sdraiarono per terra a godersi gli ultimi raggi di sole.
La giornata era limpida e l’aria era ancora pervasa da un caldo tepore.
Nel cercare la legna, Frodo e Boromir dovettero allontanarsi dalla radura e inoltrarsi nel fitto del bosco. Frodo nel frattempo, chiedeva a Boromir notizie sulla città di Gondor, sui suoi abitanti e altre cose ritenute da un hobbit importanti da sapere.
Mentre i due stavano parlando amichevolmente sentirono un vociare innaturale e poco dopo, da dietro alcuni alberi, saltarono fuori i tre orchi più brutti che Frodo avesse mai visto. Erano grandi e grossi, armati di spada e scudo e sul torace e sulla testa avevano stampata un enorme mano bianca.
Boromir sguainò la sua spada e si preparò al combattimento, Frodo estrasse Pungolo e suo malgrado si preparò anche lui alla lotta. Cosa poteva fare un piccolo hobbit contro tre enormi orchi?
Gli orchi grugnivano e ruggivano e subito il principe di Gondor dovette schivare i primi due che si avventarono su di lui mentre il terzo cercava di prendere Frodo che nel frattempo si era messo a correre in cerchio. Dagli alberi alle loro spalle sbucarono intanto altri tre orchi e Boromir capì che era il momento di chiamare aiuto. Preso dalla cintura il suo corno da battaglia ci soffiò dentro con quanto fiato aveva in gola.
Il suono del corno fu forte e potente e subito Aragorn e gli altri capirono che Boromir e Frodo erano in pericolo. Prese le loro armi si diressero in direzione dei loro amici ma purtroppo, da dietro gli alberi, saltarono fuori dieci orchi Uruk Hai e così dovettero fermarsi subito a dar battaglia.
Merry e Pipino scapparono via inseguiti da due di essi.

Frodo intanto era riuscito a nascondersi con il suo mantello elfico è così l’orco che l’inseguiva ritornò verso Boromir. Il principe di Gondor lottò ferocemente ma dovette cedere sotto le frecce che da lontano vennero scagliate su di lui. Prima di morire Boromir riuscì ad uccidere tutti gli orchi intorno a se è così, come era giusto per un principe, morì da valoroso.

Frodo capì che non poteva più restare con i suoi compagni poiché le forze di Mordor, nel cercare il suo anello avrebbero continuamente messo in pericolo la vita dei suoi amici. Decise quindi di tornare alla radura e proseguire il viaggio da solo dopo aver recuperato una canoa.

Sam, che era rimasto cautamente nascosto, capì quello che Frodo stava per fare è così si unì a lui nel lungo viaggio verso monte Fato.

Merry e Pipino non riuscirono a fuggire a lungo è così vennero catturati dagli orchi, legati e portatati via di corsa verso Isengard. Gli Uruk Hai della mano bianca erano infatti gli orchi dell’esercito di Saruman e da lui avevano avuto ordine di catturare e riportare vivi a Isengard tutti gli hobbit.
Quando Aragorn, Legolas e Gimli sconfissero gli orchi e trovarono il corpo di Boromir divennero molto tristi tuttavia vedendo che una delle canoe mancava e avendo visto gli orchi portare via Merry e Pipino, seppero subito cosa fare senza esitazione. Presero le armi e un bagaglio leggero e si misero di corsa all’inseguimento degli Uruk Hai.
Dovevano provare a salvare Merry e Pipino.

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