Un giorno come tanti Galileo stava girando per la foresta ombrosa in cerca di nuovi posti da aggiungere alla sua mappa dei luoghi. Era ormai molto tempo che non si dedicava a questa attività dato che nell’ultimo periodo era stato preso da mille altri impegni.
Mentre camminava si ritrovò nel bel mezzo di un bel prato fiorito. C’erano primule, campanule, margherite e tanti altri fiori di ogni forma e colore. Gironzolando in mezzo al prato colpito  dai tanti profumi che si sprigionavano intorno a lui, vide in lontananza una piccola fata che svolazzava indaffaratissima da un fiore all’altro.
img_2398-3
La fatina era tutta vestita di giallo e marrone e aveva in testa un cappello che ricordava un piccolo seme scuro.
Mentre si avvicinava Galileo poteva sentirla parlare tra se e se “questo non va. Questa è una primula; questo è troppo piccolo.”
“Ciao” fece lui tutto contento, “come mai così indaffarata? Stai cercando qualcosa? Posso aiutarti? Il mio nome è Galileo.”
La fata si fermò per un attimo e guardò lo gnomo che le stava davanti. “Salute a te. Io sono Gaia una delle fate della collina dei girasole. Sto cercando dei fiori mentolini per la mia amica Fioretta che è a letto con la varicella. I fiori mentolini mi servono per preparare il talco anti prurito senza il quale non posso farla guarire. Con la mia bacchetta magica sarà un gioco da ragazzi solo che proprio non sto riuscendo a trovarne nemmeno uno.”
“Affascinante” esclamò Galileo subito incuriosito dai fiori e dalla magia che li avrebbe trasformati in talco. “Descrivimi questi fiori mentolini. Come sono fatti?” chiese subito dopo.
“Dunque vediamo, sono quei fiori piccoli e verdi con il gambo lungo. Su ogni gambo di solito ci sono almeno quattro o cinque fiori dal profumo forte e deciso che ricorda molto la menta”.
“Allora sono sicuro di sapere dove trovarli. Proprio qualche giorno fa sono passato sopra un ponte di legno e avendo perso alcuni attrezzi mi sono dovuto calare giù con una corda per recuperarli. Sotto al ponte c’era il letto di un fiume ormai secco ed era pieno zeppo di questi fiori mentolini che stai descrivendo. Sono sicuro perché l’odore era così forte e penetrante che ho iniziato a starnutire talmente tanto che per poco non cadevo giù dalla corda mentre risalivo. Vieni con me, andiamo a prenderli.”
Galileo si incamminò verso il ponte e la fatina Gaia lo seguì volando dietro di lui.
Naturalmente grazie alla sua mappa della foresta, ritrovare il ponte fu un gioco da ragazzi e dato che si era già calato di sotto una volta, anche quello non fu un problema.
Prese dal suo zaino corda e alcuni altri attrezzi e in pochi secondi fu di sotto insieme a Gaia che naturalmente grazie alle sue piccole ali aveva già raggiunto il fondo del fiume.

“Avevi ragione Galileo, questi sono proprio fiori mentolini. Adesso basterà un po’ di magia e il gioco è fatto” dopo queste parole la fatina pronunciò alcune parole magiche mentre muoveva per aria la sua bacchetta “talco qui, talco la, il vasetto eccolo qua”. Dalla bacchetta si sprigionarono tante stelline luccicanti che avvolsero i fiori mentolini; poco dopo alcuni di questi si staccarono dal terreno e in pochi attimi al loro posto c’era un piccolo vasetto verde con dentro il magico talco anti prurito.

“Straordinario” disse Galileo dopo aver assistito all’incantesimo. “E adesso cosa farai con questo talco?”

“Seguimi e lo scoprirai” disse Gaia che stava già volando via.

“Hei aspettami, non così in fretta” urlò Galileo che era ancora appeso alla corda.
“Che sbadata” disse Gaia voltandosi da lontano. Dalla bacchetta partì un altro fascio di stelline stavolta diretto verso Galileo; pochi istanti dopo lo gnomo stava volando dietro la fatina trasportato dalle stelline magiche. “Ma è fantastico” urlò Galileo, “sto volandooo”.

Arrivati alla collina dei girasole, Gaia si diresse verso un enorme albero di noci che sorgeva proprio in cima alla collina; li tra i rami più alti all’interno del tronco c’era la casetta della fatina Fioretta. I due amici entrarono e trovarono la povera fatina sdraiata a letto e con il viso pieno di puntine rosse.

“Povera me, povera me che prurito terribile. Non resisto. Aiuto, aiuto”. Si lamentava la povera Fioretta.

“Ciao Fioretta, ho trovato il talco, adesso guarirai in un attimo. Devi ringraziare il nostro nuovo amico, se non fosse stato per lui starei ancora cercando i fiori mentolini” disse Gaia indicando Galileo.
Fioretta prese il talco e si infarinò per bene. In poco tempo il talco fece effetto e le puntine rosse cominciarono a sparire così la fatina cominciò finalmente a sentirsi meglio. “Allora grazie Galileo, il tuo aiuto è stato prezioso. Non so proprio come avrei fatto”.
“Sciocchezze, non ho fatto niente di speciale” rispose lo gnomo.
“Presto Fioretta, i girasole!!!” urlò Gaia che si era spostata fuori su un ramo dell’albero.
Fioretta e Galileo uscirono fuori dalla casa albero, poi le due fatine agitarono insieme le loro bacchette e Galileo assistette alla cosa più spettacolare che avesse mai visto. I girasole della collina cominciarono a girarsi tutti insieme come tanti soldati ben addestrati e si fermarono solo quando furono tutti orientati in direzione del sole.
“Noi siamo le fatine dei girasole” disse Gaia, “ci prendiamo cura di questi fiori e facciamo in modo che essi guardino sempre il sole durante tutta la giornata. Il tuo aiuto è stato prezioso perché il mio solo potere magico non è sufficiente e con Fioretta ammalata non sarei riuscita a far girare i nostri amici fiorellini.”
“Gaia ha ragione” continuò Fioretta, “i girasole hanno bisogno di tante cure ma per noi fate della collina è molto importante perché la nostra magia trae la sua forza proprio da loro… Vuoi essere nostro amico?” chiese infine Fioretta.
La domanda prese Galileo alla sprovvista; era ancora stupito da tutto quello che aveva visto e sentito e quando fece per rispondere, il singhiozzo partì come sempre senza preavviso “ic ic certo che ic voglio essere ic vostro amico ic ic sarebbe fantastico ic ic” e mentre singhiozzava quasi cadde giù dal ramo. Gaia lo tirò su con la sua bacchetta magica e lo aiutò a sedersi su una sedia ma anche la sedia cominciò a saltellare insieme a Galileo. I tre nuovi amici si guardarono in faccia e scoppiarono a ridere sonoramente.

Trascorsero tutto il resto della giornata insieme e alla sera, quando i girasole non ebbero più bisogno di attenzioni, Fioretta e Gaia organizzarono una festa per festeggiare la guarigione di Fioretta. Galileo fu l’ospite d’onore ed alla festa furono invitate alcune altre fate loro amiche che vivevano li sulla collina. Si concluse così quella strana e inaspettata giornata per il nostro amico gnomo che come sempre si ritrovò a pensare quanto magica e misteriosa fosse la foresta ombrosa.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.