Sono padre di due bambini e spesso mi ritrovo a fare con loro semplici attività quotidiane come preparare il caffè, sistemare la stanzetta o apparecchiare la tavola. Proprio qualche giorno fa ero lì con Gabriele a preparare il pesto coinvolgendolo in tutti i passaggi fondamentali: staccare le foglie di basilico, lavarle, asciugarle, tritarle, … , insomma preparare il pesto.

Ma perché vi parlo di questo? Perché oggi va molto di modo parlare di pensiero computazionale e problem solving come elementi fondamentali senza i quali i nostri ragazzi non saranno in grado di affrontare le sfide del futuro. Bene, parliamo quindi di pensiero computazionale.

La definizione di pensiero computazionale su wikipedia ci dice che:

Il pensiero computazionale è l’insieme dei processi mentali coinvolti nella formulazione di un problema e della sua soluzione(i) in modo tale che un umano o una macchina possa effettivamente eseguire.

Il termine viene introdotto all’inizio degli anni ottanta dal signor Seymour Papert che individua tre elementi distintivi del pensiero computazionale:

  1. La formulazione del problema
  2. La descrizione della soluzione utile a risolvere il problema
  3. L’esecuzione e la verifica della soluzione

Il sottile filo rosso che ci lega a Seymour Papert passa per il linguaggio LOGO, l’antenato dell’oggi famoso Scratch il linguaggio utilizzato a scuola per il coding e dalla teoria del costruzionismo, una delle teorie alla base del metodo LEGO® SERIOUS PLAY® ma di questo e altro avremo modo di parlare nei prossimi articoli; torniamo al pensiero computazionale e riprendiamo i tre elementi distintivi:

  1. Formulazione del problema: voglio preparare il pesto.
  2. Descrizione della soluzione: tutti i passi necessari per arrivare al pesto finito partendo dalle foglie di basilico.
  3. Esecuzione e verifica della soluzione: eseguo i passi uno alla volta e, in questo caso, assaggio il risultato.

La definizione di algoritmo sempre da wikipedia ci dice inoltre che

Un algoritmo è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui, in un tempo ragionevole.

Stiamo quindi dicendo che il coding e il pensiero computazionale sono spesso intorno a noi, anche quando non ci prestiamo troppa attenzione, anche quando non stiamo in effetti studiando informatica!

  • La necessità o la voglia di fare il pesto in casa è il nostro problema da risolvere.
  • La ricetta per prepararlo è in effetti un algoritmo con una serie finita di passi ordinati, chiari e non ambigui e descrive quindi la soluzione al nostro problema.
  • Mettere in pratica la ricetta lavorando sugli ingredienti rappresenta l’esecuzione. Ovviamente tritare prima gli ingredienti per poi lavarli non produce il risultato voluto e questo ci porta quindi alla verifica finale.

Non vi piace il pesto? Pensate a come apparecchiare la tavola o come preparare lo zaino per la scuola o come riordinare i colori dopo aver disegnato.

Ritengo che questo sia un passaggio fondamentale dato che spesso si è portati a pensare che lo studio del digitale da parte dei bambini debba necessariamente prevedere strumenti e argomenti pensati appositamente allo scopo. Nel momento in cui semplifichiamo la definizione di “problema da risolvere” potete applicare il pensiero computazionale praticamente a tutto. Se entriamo in quest’ottica siamo sulla buona strada per avviare i nostri ragazzi a riflettere su quello che fanno e sul come lo fanno.

Quanti di voi fanno già attività del genere con i propri ragazzi?

Buon lavoro a tutti