Il signore degli anelli per bambini – 4 – La compagnia si mette in viaggio

CAPITOLO QUARTO

La torre di Isengard si ergeva alta e minacciosa al confine con la foresta di Fangorn. Nella stanza più alta della torre il mago Saruman guardava, attraverso la sua sfera di cristallo, la compagnia dell’anello che avanzava lenta e affaticata nel tentativo di superare un’alta montagna.

Un tempo Saruman, conosciuto anche come lo stregone bianco, era stato un mago buono ma adesso che l’anello del potere era ricomparso egli aveva subito deciso di schierarsi dalla parte di Sauron e, per suo conto, stava radunando un potente e numerosissimo esercito di orchi. Saruman guardò ancora attraverso la sfera di cristallo e poi iniziò a recitare un incantesimo.

Gandalf si accorse subito che il tempo stava iniziando a cambiare e infatti in pochi minuti la compagnia dell’anello si ritrovò nel bel mezzo di una tormenta di neve. I nove amici continuarono a camminare ed arrampicarsi ma il freddo, la neve e il forte vento rendevano la scalata quasi impossibile. Gandalf sapeva che quella tempesta improvvisa era opera di Saruman e così si rivolse al gruppo dicendo che non era prudente continuare oltre ed era meglio tornare indietro sui loro passi. Sentendo queste parole il nano Gimli propose di passare sotto le montagne, attraverso le miniere di Moria, dove suo cugino Balin, signore di quel regno sotterraneo li avrebbe accolti e rifocillati con grande piacere. I nove amici si consultarono e, considerato quanto erano stanchi e infreddoliti, non ci volle molto per accettare la proposta del loro amico nano.

Giunti quasi al tramonto, Aragorn, Gandalf, Frodo e gli altri arrivarono in un ampia radura che si apriva su di un lago scuro e silenzioso. Sul lato sinistro la montagna si ergeva grande e minacciosa. Sulla liscia parete rocciosa spiccava in evidenza un grande portone chiuso con sopra una scritta in una lingua sconosciuta. Gandalf si diresse verso il portone e cominciò a studiare il modo per aprirlo ma per quanto provasse e riprovasse usando diversi incantesimi, il portone sembrava completamente sigillato.

Frodo si avvicinò al mago e rimase per lungo tempo ad osservarlo, poi chiese “riesci a leggere quello che c’è scritto sopra il portone?”. Gandalf rispose “è un antico linguaggio elfico e sembra ci sia scritto… Dite amici ed entrate… È solo una frase di benvenuto”. Frodo chiese ancora “come si dice amici in elfico?”. Gandalf finalmente capì, e pronunciata la parola “amici” in lingua elfica, il portone si aprì.

Aragorn intanto stava facendo un giro per controllare che non ci fossero pericoli; Legolas e Gimli si preoccuparono di accendere un fuoco per scaldarsi mentre gli altri si sedettero per riposare.

Per quanto però la stanchezza fosse notevole, Merry e Pipino non potevano stare fermi a riposare e così iniziarono a giocare lanciando dei sassi nel lago.
Quando Boromir si accorse di quello che stavano facendo andò da loro per dire di star fermi e non disturbare la pace del lago ma ormai era troppo tardi; il lago cominciò a ribollire e improvvisamente tre lunghi tentacoli uscirono fuori dall’acqua. Uno di questo si lanciò verso Frodo e dopo averlo bloccato lo tirò su per aria. Immediatamente Boromir e gli altri presero le loro armi e si scagliarono contro il gigantesco polipo che intanto era uscito per metà dall’acqua.

I tentacoli del polipo erano enormi e Gimli capì che la sua ascia da sola non li avrebbe potuti tagliare. Tutti insieme si misero allora a colpire il tentacolo che imprigionava Frodo e finalmente con molta fatica riuscirono a tagliarlo. Frodo cadde giù in acqua e una volta capito che la creatura era troppo forte per poter essere sconfitta, corsero tutti via in direzione di Gandalf e del portone aperto. Una volta oltrepassata la soglia, il portone si richiuse magicamente alle loro spalle lasciandoli completamente immersi nel buio delle miniere di Moria.

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