Il signore degli anelli per bambini – 12 – La disfatta di Isengard

CAPITOLO DODICESIMO

Barbalbero guidava l’insolito esercito di uomini albero, gli Ent, che fino ad allora era rimasto tranquillo e silenzioso all’interno della foresta di Fangorn. Lo scempio compiuto da Saruman non poteva restare impunito e così gli Ent stavano marciando a grandi passi contro la torre di Isengard. Mentre camminavano, alcuni di essi presero in mano dei grossi sassi mentre altri si procurarono dei lunghi bastoni. Merry e Pipino assistevano stupefatti.

Quando gli Ent arrivarono nei pressi della torre, gli orchi di Isengard quasi non si accorsero di quello che stava succedendo e vennero travolti dalla furia dei grossi uomini albero che colpendo a destra e a manca con i bastoni e scagliando i sassi da lontano riuscirono rapidamente ad avanzare. Alcuni orchi tentarono inutilmente di contrastare l’attacco degli Ent usando delle frecce infuocate e cercando così di arrestarne la marcia facendo bruciare il corpo legnoso di quelle strane ed enormi creature. La marcia su Isengard terminò quando alcuni Ent, giunti nei pressi della diga, la distrussero liberando così la potenza del fiume che si riversò come una piena in tutta la pianura circostante inondando e travolgendo ogni cosa. L’ondata d’acqua fu veloce e devastante. Gli orchi che ancora stavano tentando di rispondere all’attacco degli Ent vennero travolti e affogarono in pochi istanti.

Saruman, affacciato dalla finestra più alta della sua torre, assisteva impotente alla sua disfatta. Aveva impiegato tutto il suo potere magico per creare l’esercito degli Uruk Hai e adesso non aveva abbastanza forze per tentare di contrastare l’attacco di quelle antiche e potenti creature della foresta. Isengard era stata sconfitta e il destino dello stregone era ormai segnato: sarebbe rimasto prigioniero nella sua torre, guardato a vista da Barbalbero e gli altri Ent che da quel giorno non avrebbero più permesso allo stregone bianco di fare altro male.

Quella stessa mattina, a parecchie miglia di distanza, il fosso di Helm veniva invaso dal più grande esercito di orchi che si potesse ricordare dai tempi della prima disfatta di Sauron. Gli orchi della mano bianca, gli Uruk Hai di Saruman, erano giunti a destinazione portando con se troll, catapulte e torri di assedio. Avevano un solo ordine da seguire: distruggere la fortezza e tutti quelli che si erano rifugiati al suo interno.

Gli orchi tentarono di conquistare le mura della fortezza usando le torri di assedio spinte dai possenti troll. Le torri dovevano essere avvicinate alle mura e da quella posizione gli orchi avrebbero poi utilizzato un robusto ponte di ferro per passare all’interno della fortezza.

Dall’alto delle mura, gli arcieri elfici miravano ai troll proprio per evitare che questi riuscissero nell’intento di avvicinare le torri. Malgrado l’ottima mira degli elfi, le torri ed i troll erano veramente troppi e così molti orchi riuscirono ad arrivare fin sopra le mura iniziando a dar battaglia ai soldati di guardia.

La principessa Eowin, insieme alle donne ed ai bambini di Rohan, si era rifugiata nei sotterranei della fortezza; il suo compito era quello di portare tutti in salvo qualora gli orchi avessero espugnato la fortezza ma in cuor suo pregava affinché questo non succedesse mai.

Aragorn, Legolas e Gimli si batterono da eroi e insieme a re Teoden e gli altri soldati di Rohan, riuscirono ad uccidere tutti gli orchi che erano saliti su per le mura della fortezza. La notte arrivò e con essa anche la fine del primo giorno di assedio da parte degli orchi.

Il giorno dopo, alle prime luci dell’alba, gli orchi tentarono di sfondare il portone principale usando un gigantesco ariete di legno. Dopo vari tentativi, il portone di legno cedette sotto i potenti colpi portati a segno dagli orchi. In pochi istanti una moltitudine di quelle creature si riversò all’interno della fortezza e fu subito battaglia. Gli orchi ringhiavano e ruggivano mentre i soldati di Rohan dietro i loro scudi si difendevano valorosamente. Anche questa volta, grazie all’intervento di Aragorn e gli altri, l’avanzata degli orchi fu arrestata e per qualche attimo tutti poterono riprendere fiato. La battaglia continuò per l’intera giornata ma per fortuna gli orchi non portarono a segno altre azioni a loro vantaggio e così la notte mise fine alla seconda giornata di assedio.

Durante la notte, quando tutto sembrava tranquillo, un terribile boato echeggiò nel fosso di Helm. Gli orchi erano riusciti a fare breccia in uno dei muri della fortezza utilizzando un potente ordigno esplosivo che Saruman gli aveva fornito. Presi alla sprovvista, Aragorn e gli altri cercarono di difendersi come meglio poterono ma questa volta gli orchi erano veramente troppi e l’esercito di Rohan fu presto sopraffatto. Re Teoden ordinò a tutti di ripagare all’interno del Trombatorrione e così in men che non si dica, gli orchi conquistarono la prima linea della fortezza. Adesso solo un miracolo avrebbe potuto salvare la città di Rohan. Intanto sorgeva l’alba del terzo giorno.

Aragorn si ricordò delle parole di Gandalf e guardò ad est in direzione del sole nascente. In lontananza, sulla collina vide un esile figura a cavallo: lo stregone aveva mantenuto la sua promessa. Gandalf spronò Ombramanto e si lanciò alla carica dell’esercito degli orchi; dietro di lui, i cavalieri di Rohan guidati da Eomer lo seguirono incitando a loro volta i cavalli e preparandosi alla carica. Gli orchi, intenti com’erano ad invadere la fortezza non si accorsero di nulla e quando si resero conto di quello che stava succedendo era ormai troppo tardi; furono accecati dalla luce abbagliante del bastone di Gandalf e travolti dalla carica dei rohirrim. I pochi superstiti si dispersero ai quattro venti e così fecero anche i troll una volta che i loro padroni erano stati sconfitti.

Rohan era salva e quella vittoria aveva ridato speranza. Quella sera tutti festeggiarono e finalmente poterono riposarsi, Gandalf però sapeva che la guerra non era finita e c’era ancora molto da fare.

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