L’avventura dei “LEGO parlanti”

 “Hai partecipato al webinar dei mattoncini per parlare?”chiede Estrella rivolgendosi alla collega?

 “No mi dispiace, non sono riuscita ad organizzarmi con il bimbo” risponde Simona

 “Se riesci guardalo un po” prosegue Estrella “mi ha fatto pensare ai nostri due bimbi in difficoltà, in particolare a P. che cerca sempre i lego “piccoli”. Cercano scuole per fare sperimentazione… dai che dici?”

Qualche giorno dopo…

“Ho visto, ok, proviamo!!, lanciamoci!” esclama Simona “basta che mi aiuti a capire come funziona la parte digitale!” 

“Tranquilla, sono molto contenta non vedo l’ora di iniziare!… scrivo subito a LOE!” risponde Estrella

Ecco la nostra partecipazione è iniziata così, il metodo e la sperimentazione “Mattoncini per parlare” ci ha entusiasmato e incuriosito fin da subito.

Già da un paio di mesi utilizzavamo in sezione i LEGO ”piccoli” su richiesta dei bambini, ed in  particolare per dare soddisfazione ad un alunno con difficoltà comportamentali, che solo giocando con i mattoncini , riusciva a portare a termine un’attività e a concentrarsi senza scoraggiarsi o interagire con i pari senza utilizzare come primo mezzo il contatto fisico.

La mattina che abbiamo presentato la scatola con i LEGO “speciali” i bambini erano più entusiasti di noi;  spiegare e far accogliere le regole nuove che riguardavano questi mattoncini è stato semplice  e la curiosità dei bimbi ci ha sicuramente spianato la strada per cominciare questo percorso.   Ribattezzati dai bambini “LEGO parlanti” si sono rivelati uno strumento efficace che ci ha permesso di scoprire e sviscerare in  ogni bambino aspetti profondi dei loro vissuti.

Gli ostacoli  hanno riguardato noi maestre: “stiamo ponendo in modo corretto le domande?; Quale metafora c’è in questo elaborato?; Stiamo riprendendo in modo giusto, si vede bene la costruzione dei bimbi?”.

Ecco soprattutto le prime due domande ci hanno accompagnato in tutto il percorso e fondamentali sono stati i suggerimenti dei formatori sia sulla piattaforma padlet sia negli incontri di formazione, assieme al confronto dei video e dei punti di vista delle altre colleghe che hanno partecipato alla sperimentazione.

Abbiamo riscontrato altre difficoltà più pertinenti alla nostra situazione scolastica, ma non meno importanti. Alla sperimentazione ha aderito solo una sezione della scuola e non è stato semplice inserire l’esperienza in corso d’anno in momenti specifici della settimana, all’interno della programmazione condivisa con un’altra sezione. Questo aspetto ci ha indotto a momenti di riflessione su come abbiamo operato in passato e su come potremmo operare in futuro, organizzando diversamente le prossime condivisioni di progetti e di programmazione. 

Un’altra criticità che abbiamo rilevato ha riguardato la difficoltà di effettuare le videoregistrazioni delle costruzioni dei singoli bambini, e contemporaneamente gestire il resto del gruppo, in cui la presenza di alunni bes richiede continua attenzione e supervisione. Pertanto solo nei momenti di compresenza siamo riuscite a effettuare la documentazione, soprattutto  anche in relazione al fatto che i bambini hanno espresso più bisogno di tempo per costruire e per raccontarsi.

Accanto a queste complessità, che hanno riguardato più noi adulti che gli alunni,  si sono accompagnati i successi. Il metodo “Mattoncini per parlare” ha avuto un forte coinvolgimento da parte dei bambini, in particolare quelli  silenziosi, timidi, normalmente restii alle nuove proposte. Capita  spesso  a noi insegnanti di essere  maggiormente coinvolte con  alunni che manifestano problematiche oggettive di apprendimento  sociali e/o comportamentali. Ma fin da subito  questo metodo si è rivelato occasione per dar voce anche ai bambini più tranquilli  che attraverso questo spazio hanno potuto raccontare e raccontarsi condividendo paure e desideri che difficilmente nel grande gruppo avrebbero occasione di esprimere.

In questo spazio tutti  hanno avuto la possibilità di lavorare senza pregiudizi o ansia da prestazione, sia nei momenti di “tema libero” sia nei momenti in cui abbiamo cercato di guidarli proponendo una consegna specifica dopo la lettura, ad esempio, di un albo illustrato.

Con il passare delle settimane i bambini sono diventati più sicuri e talvolta manifestavano il desiderio di avere più mattoncini e non la smettevano più di parlare e raccontare e condividere con il piccolo gruppo in ascolto ogni piccolo particolare.

I pezzi che hanno suscitato più interesse e che sono stati più utilizzati sono stati la sfera azzurra, le monete, il casco e la corona per i personaggi, il cespuglio e tutti quegli elementi nuovi e non comuni nelle scatole tradizionali dei lego, ovvero i tubi, i fili, le scale.

Solo dopo la riflessione scaturita dall’ultimo incontro sul libro delle metafore, siamo riuscite a vedere più consapevolmente le paure e i desideri dei nostri bambini. 

Abbiamo riscontrato la paura molto diffusa dei ladri e di alcuni animali, soprattutto quando questi minacciano i loro familiari, e molto interessante è stato poi vedere come i bambini hanno costruito trappole per sconfiggerli o allontanarli.

Molto presenti, negli artefatti, sono state anche le monete: la ricerca di soldi o la costruzione di fabbriche dei soldi, rispecchia nei bambini probabilmente, le ansie degli adulti a casa, soprattutto in quelle famiglie dove a causa della pandemia  si è  subito un danno economico o la perdita di lavoro.

Non ci hanno stupito invece le rappresentazioni che rievocano personaggi e ambientazioni dei videogiochi che richiamano temi di guerra e la presenza di scheletri. In questo gruppo, soprattutto tra gli alunni maschi, abbiamo notato la forte influenza che queste realtà virtuali hanno nella mente e nei racconti dei bambini, sorprendendoci talvolta  del fatto che alcuni  si ritirassero dal gruppo per fingere di tenere in mano una tastiera o un joystick e sfidarsi ai loro videogiochi.

I “lego parlanti” ci hanno sicuramente aiutato a conoscere  questi interessi-dipendenze di alcuni bambini e a   cogliere l’occasione per farci raccontare e dialogare un po’ su questo mondo, senza pregiudizi.

Nelle bambine invece abbiamo individuato più elementi naturali, il mare, le piscine, i giardini, i parchi giochi, fiori, castelli.

La sperimentazione è stata un’occasione di crescita professionale e un efficace strumento di osservazione e  di conoscenza  degli alunni e di autovalutazione del nostro modo di operare. In conclusione questo metodo ci continua a entusiasmare e ci piacerebbe coinvolgere altre colleghe perché riteniamo che inserire questo strumento nell’arco della settimana sia un’opportunità di crescita per i bambini, e per noi docenti un nuovo metodo per sviluppare le attività fino motorie costruendo ambientazioni, per promuovere le abilità cognitive, metacognitive e sociali inclusive.

I bambini stessi ci hanno espresso il desiderio di continuare a usarli l’anno prossimo perchè sono dei “MATTONCINI SPECIALI”! 


I.C. AVEGNO CAMOGLI RECCO USCIO

Scuola dell’infanzia Ruta di Camogli – sezione Lepre Gelsomina

Maestre Estrella Pucci e Simona Trapella

LibroGiocando Officina Educativa rappresenta il punto d’incontro tra docenti, educatori, esperti di digitale e genitori. Un ambiente ideale in cui è possibile scambiare ed elaborare idee non stereotipate di fare educazione, avviare sperimentazioni metodologico-didattiche, trovare nuove formule per innovare e realizzare inediti percorsi formativi.